sabato 28 giugno 2008

dita di sterpi arse

Fra pietre e sassi per eccesso di pietà

protendono esili corpi al sole aprono

diafane corolle brillano di tenui lillà

minute affamate d’aria salmastra dita

di sterpi arse agita leggera brezza

una macchia sul ciglio di ghiaia

[afflato di speranza.

giovedì 12 giugno 2008

Di notte d'estate





Di notte d'estate
immobile l'aria
una luce ripensa
sulla strada silente
un’umida bava

un’ ultima porta
uno strider leggero
trasale il silenzio
la finestra s’accende,
traballa, si spegne,

ulula invano nel caldo
un solitario treno
lontano perduto
nella notte lanciato,
assale lo sfiato
digesto di meccanico
compattatore,
un latrato disperso,

si tace ogni attore
nulla è più desto
in questo deserto
di tregua, di pace
resto perplesso.

Amante siderale




Suadente nell’intima

veste d’argento

ti adagi leggera

sul pavimento

nel riquadro sbiancato

sul vuoto notturno.

Vicina, silente,

nella fresca nudità

risplendi e occhieggi

ammaliante amante

[siderale.


venerdì 9 maggio 2008

Intermezzo d’estate.


(POESIA IN PROSA)

D’estate la Sera è la Cenerentola del giorno, mentre il Sole, da vero padrone, si leva presto per, incontrastato, governare sulla terra occupando due terzi del quotidiano spazio di tempo. Il campo, lento, inizia a lasciare cedendo al sospirato tramonto, stemperando i colori dei roventi suoi raggi, ormai defedati, nel mare, al di là delle arroganti alture, colline, montagne, che, depredate dall’imponenza dell’ingombrante ospite, finalmente accorrono spavalde, sfumando i bollori del giorno, con il loro manto di ombra inquietante, stendendo la vasta incombente oscurità su valli e acque. E’ l’ora in cui, dimentico degli affanni, l’ammaliante astro sfiora, giocando con i raggi, le nuvole, fino a farle arrossire. Le sue porpore attenua e il cielo di pervinca si tinge. La natura si arresta. Uomini, animali, piante, vento, aria guardano fissi, in un immobile istante. Una frazione di niente fatto di indefinito tempo. E’ allora che inizia a indossare la veste la Sera. Dal più piccolo al più grande, qualsiasi terrestre, minerale o vivente, nella Sera trasale. Minuscola Sera. Vita breve, prima che sia soverchiata dalla dolce veste stellare della maggiore sorella Notte. Giovine Sera: dolce, serena, luminosa, quasi, contesa tra gli ultimi guizzi, che attorcono il bordo del mondo in un tappeto di violetti e di bruni, e la splendida falce o il cennato spicchio o l'ampio tondeggiante lume siderale. [La Signora della notte riluce; la Luna non ha orari e quando aggrada si leva. Capricciosa, al tramonto, di sera o a notte fonda, in incognito, attraversa il cielo. In pieno giorno, illune lascia alla nuda oscurità la notte implume. ]

Nel fatidico silenzioso crepuscolare intermezzo sospeso fra giorno e sera, di frinire, le cicale, sfinite, s’addormono e lesto il grillo si desta. La vita discreta riprende, silenziosa, per orecchi che non sanno sentire, ma più vigorosa, d’intensità vissuta. E’ l’ora in cui accendono in piccole e grandi città mille elettriche faci, mille fari indiscreti, o piccoli lumi crepitano in capanne sperdute al limite estremo del mondo; sulle rive dei fiumi, dei laghi, delle pozze convergono miriadi di esseri assetati; bar della savana; ristoranti fra palme e datteri,;lussureggianti cinema di vita o sotto le stelle velate di cieli sterili d’accecante urbano sfavillio. Epicuree comunità vanno all’appuntamento antico e moderno, assolvendo ad atavico rito.

Il mondo si ritrova, dalle fatiche routinose del giorno si ristora, dal monotono stress, inventando un modo per svagarsi, per soddisfare desideri nascosti, camuffati più o meno dal bisogno di sopravvivenza; che si tratti solo di abbeverarsi tranquilli o di trastullarsi, lo scopo è sempre quello. La ricerca della felicità. Sentirsi soddisfatti. Un istante apparente, felicità fuggente, dà il senso agli sforzi per sfuggire o per correre veloci all’agguato, alla preda.

Un mondo che, evolvendo, resta ancora segnato da primordiali leggi, che rincorre se stesso. In un ciclo continuo s’avanza, con vesti mutate, con modi diversi ma sempre uguali, in sostanza.

Di sera, nel prato, un grillo cantava alla luna argentata, sulla riva d’un lago specchiato. Nell’acqua, sul fondo, tra alghe e sassi, un luccio godeva il fresco riposo in attesa del pasto notturno.

Un guizzo, un balzo e il povero grillo si trovò fritto nelle fauci capaci del lacustre mostro, perché, contento, nel fervore del canto lunare, al pascolo intento, si era sporto un po troppo alla luce di quel finto brillante fanale e il tremulo aspetto del misero insetto svelato, sul fondo del lago, aveva al torvo luccio affamato, che in moto riflesso aveva risposto ad un insito, arcaico, primordiale istinto.

E’ come se dopo, ormai divorato, quel grillo non ci fosse mai stato. Il povero luccio non sapeva di essere manovrato dalla mano del cielo che aveva colto il piccolo grillo, che aveva depredato il campo dal pio contadino seminato. Nè sapeva che l’indomani avrebbe esalato l’ultima bolla in quella dolce e ridente polla, pescato dalla mano incosciente di un misero uomo: adescato da una mosca infilata sulla lama di un amo affilato.

E’ questa la storia del mondo scritta da una mano che non sa se sia giusto; per certo è quello che avviene, né sa se un domani, più o meno lontano, tutto ciò rimarrà invariato.

Di giorno, di notte, di breve sera la storia è sempre quella: chi vive canta e chi muore giace. Certo è un bel piacere in una notte d’estate sotto una luna d’incanto d’improvviso giacere.

venerdì 4 aprile 2008

Tintinnano


Tintinnano, in lente nenie, disgiunti

pensieri, ruscellano, rutilanti,

distinti l’un l’altro eppure simili

ad ammalianti composti antichi canti,

nel tempo scordati, a lungo sopiti,

i sensi cullanti, parole che sanno

di languidi slanci da sempre avvertiti,

da sempre vissuti, non sempre capiti,

o forse annullati, in polvere franti.

lunedì 10 marzo 2008

Voglio parlarti . . .

Albe Giorni Notti Tramonti

Fresco sole pomeridiano,

smunto trapassa nuvole

smosse dal greco-levante,

vento frizzante attenua

le ansie dello scirocco.

Più desto è il mondo

sospinto da ombre,

s’allungano e scompaiono

nell’alternarsi frequente

dell’astro, distratto e assente.

La casa riluce silente

e sbianca nel gioco

ripetuto, luce ed ombra

accendono e adombrano

il ripensare sospeso.

Voglio parlarti . . .

Albe Giorni Notti Tramonti

Perlacee mele dal finto color

della notte, il pallido raggio

lunare si veste del vostro

corposo nitore, ad accarezzare

il caldo sensuale splendore

s’attarda, nel silenzio stellare

di una coltre lucente.


sabato 8 marzo 2008

Lascia che un petalo

cada dalle tue mani,

un solo petalo

dalle tue dita,

lascia che voli

per spazi arditi

in ambiti vaghi

e attraversi il piano

sospinto da soffi

australi e vorticando

assuma sapori

salmastri che separino

la rosea gota,

la fronte spaziosa,

i capelli odorosi,

le ciglia leggere,

le morbide labbra

dal disegno preciso,

dal resto del mondo

che si affanna e dispera.

lunedì 3 marzo 2008

Ultime nate


Vaga, imprecisa erra la mente,

si sofferma, soppesa poi improvvisa

accelera, capricciosa libellula,

nell’anima si specchia, riflette

quel che si incarna e vivo sente,

scinde sospesa, in ripetute scene

tenta, ulula a luna che splende

s’accartoccia, scoppia, fulgida

scintilla, bengala di lapilli,

fumosa s’attorciglia, brucia

spande acre nell’aria denso

incenso che il mondo trascende.

Traballa, s’oscura, in deliquio cede,

invano tenta assetto di prendere,

non s’arresta, sbanda, ricade,

[al fin s’assesta.



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Non luce del sole l’onda del mare

ricoprono il nostro sentire cupe

nuvole - immobile stasi permane -

stillano sull’erta del monte silenti

gocce su gocce in umida rupe

brunita da equorea adusta coltura

sterpi e sassi in successione di passi

nell’inconscio tratto - una lieve nenia

di muschio colpisce rattrappiti sensi

primordiale risuona la china, risale

e s’apre il canto corale condotto

da rigido ostro e l’occhio si perde

in opalescente orizzonte costretto

dal limite estremo del mondo - buio

acqua e cielo - cercano strette mani

timido conforto riconoscendo

la propria primitiva natura

che unì con solidale sutura.